CAMPIONAMENTI

CAMPIONAMENTI
medlav@coram.it

Misurazioni e campionamenti ambientali nei luoghi di lavoro

  • Misurazione delle emissioni sonore e calcolo del Leq (Livello Sonoro Equivalente)
  • Misurazione delle vibrazioni e calcolo del relativo livello di esposizione
  • Campionamento ambientale e personale delle polveri di legno duro
  • Campionamento ambientale di agenti chimici pericolosi 
  • Misurazione, traino, spinta, sollevamento per rischio movimentazione manuale dei carichi
  • Campionamento delle emissioni in atmosfera
  • Misurazione dei campi elettromagnetici
  • Misurazione delle emissioni di radon
  • Misurazione delle emissioni delle radiazioni ionizzanti

CAMPI ELETTROMAGNETICI: MISURAZIONI

La legislazione corrente impone per le aziende la valutazione del rischio dei lavoratori derivante dall’esposizione agli agenti fisici campi elettromagnetici. New Coram S.r.l. è in grado di effettuare la valutazione fisica del rischio secondo quanto previsto dal capo IV titolo VIII del D.Lgs. 81/08, direttiva 2013/35/UE e D.Lgs. 159/16 fornendo il massimo supporto al cliente al fine di evitare conseguenze sia a carico del datore di lavoro che del lavoratore. Il laboratorio mobile di New Coram esegue le misure presso gli stabilimenti dei clienti (sa in campo industriale che civile/domestico) al fine di prevenire e limitare i rischi dovuti all’inquinamento elettromagnetico. La strumentazione utilizzata è altamente professionale e ricopre a pieno le richieste della direttiva. Tipo di strumentazione utilizzata:

  • Misuratore NARDA SAFETY TEST SOLUTIONS MOD. 8053-2013/35;
  • Equipaggiamento di due sonde: la prima è utilizzata per tutte le applicazioni a bassa frequenza sia industriali che domestiche (50Hz) con possibilità di misurazione anche nelle 24 ore. La seconda è utilizzata per le misurazioni delle sorgenti ad alta frequenza (ad es. microonde, antenne radiofoniche e di telefonia….)

CAMPI ELETTROMAGNETICI: CHE COSA SAPERE

Cos’è un campo elettromagnetico?

Un campo elettromagnetico è un fenomeno fisico che consiste nell’esistenza contemporanea di un campo elettrico e di un campo magnetico, è generato localmente da una qualunque distribuzione di carica elettrica variabile nel tempo e si propaga sotto forma di onde elettromagnetiche. Ogni qual volta si verifica una variazione di campo elettrico o di campo magnetico si genera nello spazio un campo elettromagnetico che si propaga a partire dalla sorgente.

Cosa prescrive il D.Lgs. 81/2008 in merito all’esposizione a campi elettromagnetici?

Il capo IV Titolo VIII del D.Lgs. 81/2008 prescrive che il datore di lavoro valuti e, quando necessario, calcoli i livelli dei campi elettromagnetici (da 0 Hz a 300 GHz) ai quali sono esposti i lavoratori; in particolare le disposizioni riguardano la protezione dai rischi per la salute e sicurezza dovuti agli effetti nocivi a breve termine derivanti dalla circolazione di correnti indotte e dall’assorbimento di energia e da correnti di contatto.

Quando è entrata in vigore la nuova direttiva sui campi elettromagnetici?

Il 29 giugno 2013 è entrata in vigore la nuova direttiva sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici – campi elettromagnetici (direttiva 2013/35/UE).

La direttiva 2013/35/UE è stata recepita con decreto legislativo 1 agosto 2016 n.159 (G.U. n.192 del 18/08/2016). La data di entrata in vigore è il 02 settembre 2016.

Chi è soggetto alle esposizioni di carattere professionale?

Secondo la definizione dell’art.2, comma 1, lettera f), della legge 36/2001, la legge quadro sulla protezione dai campi elettromagnetici, l’esposizione dei lavoratori è “ogni tipo di esposizione dei lavoratori e delle lavoratrici che, per la loro specifica attività lavorativa, sono esposti a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”.

Sono quindi da intendersi esposizioni di carattere professionale quelle strettamente correlate e necessarie alle finalità del processo produttivo. Le esposizioni indebite a sorgenti non correlate con la specifica attività dei lavoratori che non ricadono sotto la gestione del datore di lavoro devono essere contenute, a carico dei gestori, entro i limiti vigenti per la tutela della popolazione.

Quali sono gli effetti dei campi elettromagnetici che si vogliono prevenire?

Le misure previste dal Titolo VIII del D.Lgs. 81/2008 sono mirate alla protezione dai rischi per la salute e sicurezza dovuti agli effetti nocivi a breve termine derivanti dalla circolazione di correnti indotte e dall’assorbimento di energia e da correnti di contatto. Il D.Lgs. 81/2008 non riguarda la protezione da eventuali effetti a lungo termine per i quali mancano dati scientifici che dimostrino un rapporto di causa-effetto e non riguarda nemmeno i rischi risultanti dal contatto con i conduttori in tensione.

Quali sono le conseguenze dei campi elettromagnetici sulla salute umana?

Le correnti indotte dovute ai CEM a bassa frequenza (fino a 10MHz), possono indurre vari effetti avversi principalmente a carico del sistema cardiovascolare (aritmie, fibrillazione, asistolia, ecc.) e nervoso (es. contrazione neuromuscolare).

L’assorbimento di energia legato ai CEM a frequenze oltre i 100 kHz può causare un riscaldamento localizzato di organi e tessuti o uno stress termico generalizzato; gli effetti avversi più rilevanti sono le ustioni, il colpo di calore, la cataratta e la sterilità maschile temporanea.

E’ sempre obbligatoria la valutazione approfondita dei campi elettromagnetici con misurazione dei livelli di esposizione?

No. Come per gli altri rischi di esposizione ad agenti fisici, ai sensi dell’art. 181, comma 3 del D.Lgs. 81/2008, il datore di lavoro può includere, nella valutazione generale dei rischi per i lavoratori, una giustificazione in base alla quale, secondo la natura e l’entità dei rischi da campi elettromagnetici, non si renda necessaria una valutazione più dettagliata.

Quali sono le condizioni nelle quali l’esposizione al rischio può considerarsi “giustificabile”?

Definiamo situazione “giustificabile” una condizione che può avvalersi della modalità di valutazione del rischio meno approfondita nella quale la condizione espositiva non comporta apprezzabili rischi per la salute.

Ai fini di questa definizione si reputano in primo luogo non comportare rischi per la salute le esposizioni inferiori ai livelli di riferimento per la popolazione di cui alla raccomandazione europea 1999/519/CE. In questi casi la giustificazione è adottabile indipendentemente dal numero di attrezzature di lavoro in uso.

Quali sono le attività la cui esposizione è considerata “giustificabile”?

Tutte le attività che si svolgono unicamente in ambienti privi di impianti e apparecchiature elettriche e di magneti permanenti. Attività in cui si usano apparecchiature a bassa potenza (così come definite dalla norma EN 50371: con emissione di frequenza 10 MHz¸300 GHz e potenza media trasmessa fino a 20 mW e 20 W di picco), oppure in cui c’è l’uso di attrezzature marcate CE, valutate secondo gli standard armonizzati per la protezione dai CEM. Alcuni esempi di luoghi di lavoro per i quali, comunemente, si può accettare il rischio: uffici, centri di calcolo, negozi, alberghi, parrucchieri ecc. Resta ferma la piena responsabilità del datore di lavoro nell’assumere la giustificazione per la propria particolare sorgente nelle specifiche condizioni e ambiente di utilizzo.

Quali possono essere alcuni esempi di luoghi di lavoro o mansioni per i quali, comunemente, si devono effettuare approfondimenti nella valutazione del rischio?

Per fare qualche esempio: centrali e sottostazioni elettriche; installatori e manutentori di sistemi fissi di telecomunicazioni, manutentori di linee elettriche, saldatori ad arco o a induzione o a scarica capacitiva, installatori e manutentori di sistemi radar, fonditori di metalli preziosi, addetti a macchine dielettriche utilizzate nel settore tessile o lavorazione di legno o plastica, macchinisti su treni ad alta velocità, operatori sanitari e personale pulizie su RM, chirurghi e personale sanitario che utilizza elettrobisturi e apparecchiature similari, fisioterapisti che utilizzano apparati di diatermia, addetti alla manutenzione e riparazione di apparecchiature/impianti medicali emittenti CEM, ecc.

RADIAZIONI OTTICHE ARTIFICIALI: MISURAZIONI

La legislazione corrente impone per le aziende la valutazione del rischio dei lavoratori derivante dall’esposizione agli agenti fisici radiazioni ottiche. New Coram S.r.l. è in grado di effettuare la valutazione fisica del rischio secondo quanto previsto dal capo V titolo VIII del D.Lgs. 81/08 e s.m.i. fornendo il massimo supporto al cliente. Il laboratorio mobile di New Coram esegue le misure presso gli stabilimenti dei clienti, la strumentazione utilizzata è altamente professionale e ricopre a pieno le richieste della direttiva. Saranno eseguite:

  • Misura delle grandezze fisiche di radianza edirradianza spettrale;
  • Pesatura secondo le curve di ponderazione presenti nel D.lgs 81/2008: S λ - B λ - R λ;
  • Valutazione di tutto il Range UV – VIS – NIR – IR;
  • Rilascio di report tecnico di misura e schede individuali di esposizione.

Con la strumentazione in dotazione è inoltre possibile effettuare ulteriori misure di caratterizzazione delle sorgenti luminose:

  • Misure di colorimetria: CIE 1931 ( x, y ) – CIE 1976 ( u’, v’ ) – RGB – CCT  (°K)
  • Calcolo del CRI – Color Rendering Index
  • Analisi e selezione dei LED in base alle caratteristiche fotometriche e cromatiche.

RADIAZIONI OTTICHE ARTIFICIALI: CHE COSA SAPERE

Cosa sono le Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA)?

Le Radiazioni Ottiche Artificiali sono radiazioni elettromagnetiche nella gamma di lunghezza d’onda compresa tra 100 nm e 1 mm (bande spettrali degli infrarossi, del visibile e dell’ultravioletto), mentre l’energia (E=hν) è compresa tra 10-3 e 12eV.

Le sorgenti di radiazioni ottiche possono inoltre essere classificate in coerenti e non coerenti. Le prime emettono radiazioni in fase fra di loro (i minimi e i massimi delle radiazioni coincidono), e sono generate da L.A.S.E.R. (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation) che sono sorgenti di radiazioni ottiche artificiali coerenti; mentre le seconde emettono radiazioni sfasate e sono generate da tutte le altre sorgenti che non sono LASER e dal Sole.

I laser sono dispositivi che emettono radiazioni ottiche di un’unica lunghezza d’onda, direzionali e di elevata intensità. La lunghezza d’onda è determinata principalmente dal materiale attivo impiegato e può trovarsi nell’infrarosso, visibile e ultravioletto.

Dove sono presenti le sorgenti di ROA nei luoghi di lavoro?

Le sorgenti di Radiazioni Ottiche Artificiali interessano molteplici attività industriali, quali:

  • Riscaldatori radianti;
  • Forni di fusione metalli e vetro;
  • Cementerie;
  • Lampade per riscaldamento a incandescenza;
  • Dispositivi militari per la visione notturna;
  • Saldature ad arco elettrico e lavorazioni di materiali;
  • Sorgenti di illuminazione artificiale (lampade ad alogenuri metallici, al mercurio, lampade abbronzanti, lampade germicide, sistemi LED, ecc.);
  • Lampade per uso medico (fototerapia neonatale e dermatologica)/estetico;
  • Luce pulsata – IPL (Intense Pulsed Light);
  • Trattamenti UV: sterilizzazione, essicazioni inchiostri e vernici, fotoincisione, controlli difetti di fabbricazione;
  • Sorgenti laser: applicazioni mediche e mediche per uso estetico, applicazioni per solo uso estetico (depilazione), telecomunicazioni, informatica, lavorazioni di materiali, metrologia e misure; applicazioni nei laboratori di ricerca, lettori CD e “bar code”, laser per discoteche e concerti, ecc.

E' obbligatoria la valutazione del rischio da Radiazioni Ottiche Artificiali?

Dal 26 aprile 2010 è entrato in vigore l’obbligo di valutazione dei rischi da esposizione a Radiazioni Ottiche Artificiali, secondo quanto previsto dal capo V titolo VIII del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. che recepisce la direttiva europea 2006/25/CE.

Quali sono i rischi per la salute e la sicurezza che si vogliono prevenire?

In generale i rischi che la legislazione intende prevenire sono quelli per la salute e la sicurezza che possono derivare dall’esposizione alle radiazioni ottiche artificiali o dal loro impiego durante il lavoro, con particolare riguardo ai rischi dovuti agli effetti nocivi riguardanti essenzialmente due organi bersaglio: l’occhio in tutte le sue parti e la cute.

La tipologia di effetti dell’esposizione dipende dalla lunghezza d’onda della radiazione incidente, mentre dall’intensità dipendono sia la possibilità che questi effetti si verifichino che la loro gravità. L’interazione della radiazione ottica con l’occhio e la cute può provocare conseguenze dannose.

Oltre ai rischi per la salute dovuti all’esposizione diretta alle radiazioni ottiche artificiali esistono ulteriori rischi indiretti, quali:

  • sovraesposizione a luce visibile: disturbi temporanei visivi, quali abbagliamento, accecamento temporaneo;
  • rischi di incendio e di esplosione innescati dalle sorgenti stesse e/o dal fascio di radiazione;
  • Inoltre sono presenti ulteriori rischi associati alle apparecchiature/lavorazioni che utilizzano ROA quali stress termico, contatti con superfici calde, rischi di natura elettrica, ecc.

Poiché le sorgenti laser possono generare radiazioni di elevatissima intensità, i danni conseguenti possono risultare estremamente gravi. Per alcuni tipi di sorgenti laser vanno presi in considerazione anche rischi di natura chimica e biologica (nei laser a coloranti; nei fumi, aerosol e polveri associati all’impiego), rischi correlati all’uso di sistemi criogenici (es.: dovuti ai gas di raffreddamento della sorgente) e di radiazioni collaterali (ionizzanti e ottiche) concomitanti al funzionamento della sorgente stessa.

Quali sono le misure per eliminare o ridurre i rischi derivanti dalle ROA?

Il D.Lgs. 81/2008 prevede che il datore di lavoro metta in atto una serie di misure tecniche organizzative, tra le quali:

  • adozione di metodi di lavoro che comportano una minore esposizione alle radiazioni ottiche;
  • scelta di attrezzature che emettano meno radiazioni ottiche, tenuto conto del lavoro da svolgere;
  • adozione di misure tecniche per ridurre l’emissione delle radiazioni ottiche, incluso, quando necessario, l’uso di dispositivi di sicurezza, schermatura o analoghi meccanismi di protezione della salute;
  • adozione di programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro, dei luoghi e delle postazioni di lavoro;
  • limitazione della durata e del livello dell’esposizione;
  • adozione di adeguati dispositivi di protezione individuale.

Ai fini della valutazione del rischio, è sempre necessario misurare e/o calcolare?

Secondo l’art. 216 del D. Lgs.81/2008, nell’ambito della valutazione dei rischi il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura e/o calcola i livelli delle radiazioni ottiche a cui possono essere esposti i lavoratori.

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